Il Polpo si indigna e si arrabbia per la memoria a breve termine degli appassionati di calcio italiani e vuole rendere omaggio a Cannavaro che ha annunciato il proprio ritiro dai campi da calcio.
È vero che Fabio Cannavaro giocava a Dubai in un campionato per pensionati solo perché lo ricoprivano d’oro. È vero che è uscito il suo nome in un’indagine a Napoli sulla camorra. È vero che è stato schierato titolare nell’ultimo disastroso mondiale per un debito di riconoscenza di Lippi nei suoi confronti. È vero che Cannavaro è andato via dalla Juve come un vero traditore e ci è tornato perché non aveva nessuna offerta migliore. È vero che da quando è andato a giocare al Real Madrid le sue prestazioni non sono più state all’altezza della sua fama. È vero che in conferenza stampa durante calciopoli difese a spada tratta Moggi ed il suo operato. È vero che si è filmato mentre si faceva una flebo fingendo di doparsi... Ma ricordarsi di Fabio Cannavaro solo per questi fatti sarebbe riduttivo e soprattutto ingiusto nei confronti di quello che è stato uno dei marcatori centrali più forti della storia del calcio ed un grande uomo.
Infatti è altrettanto vero che Fabio Cannavaro da Napoli, fratello maggiore di Paolo, è un pezzo fondamentale della nostra storia calcistica. È vero che Cannavaro a soli 25 anni ha fatto parte con Thuram e Buffon della più forte difesa del Parma di tutti i tempi. È vero che ha un’associazione di beneficenza in coppia con Ferrara che si occupa dei giovani napoletani disagiati. È vero che all’Inter ebbe due stagioni di appannamento ma quando passò alla Juve di Capello fu assolutamente insuperabile per 2 anni. È vero che è stato il Capitano ed autentico trascinatore della Nazionale Azzurra Campione del Mondo e non concesse nemmeno un gol su azione agli avversari. È vero che è il giocatore con più presenze in Nazionale (136) ed il Capitano che ha indossato la fascia più a lungo (79 volte). È vero che è stato l’unico difensore italiano a vincere Pallone d’Oro e FIFA World Player.
Adesso che Fabio si ritira, il Polpo si ricorda di lui come il Kannavaro (cit. telecronaca di Caressa) dei gloriosi mondiali di Germania 2006. Quel fantastico difensore centrale capace di fermare indistintamente Asamoah Gyan, Milan Barros, Andrey Shevchenko, Lucas Podolsky, Miroslav Klose, Thierry Henri e David Trezeguet.
Quel giocatore straordinario che diede la sicurezza a Materazzi di diventare un impeccabile marcatore e la tranquillità a Barzagli di blindare la difesa in emergenza. E poi fu capace di ribaltare l’azione da difensiva in offensiva bloccando l’ultimo disperato attaco tedesco e mandando in rete Del Piero al 122’ della storica semifinale contro i padroni di casa.
Il Polpo non cancellerà mai dalla sua memoria l’immagine di Cannavaro che alza, fiero, la quarta Coppa del mondo azzurra sotto il cielo di Berlino.
Visualizzazione post con etichetta Lippi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lippi. Mostra tutti i post
martedì 12 luglio 2011
domenica 15 maggio 2011
Justin Fashanu
Con quattro balzi semi accidentali in rete sono atterrato sul profilo di Justin Fashanu, calciatore inglese di origine nigeriana attivo negli anni ‘80. Le biografie di Wikipedia sono spesso imprecise ed a volte addirittura sbagliate, come tutte le biografie sono tuttavia sempre dei riassunti di una vita. C’è certamente un giudizio nella selezione dei fatti di una vita e quindi Storia ed alla Storia Justin Fashanu passerà come il primo, ed unico per ora, calciatore professionista a dichiarare la propria omosessualità. Prima del suo outing Fashanu era invece noto per un’altra delle nostre moderne categorie di classificazione, un’altra etichetta, quella del prezzo.
Nato in Inghilterra nel 1961 Fashanu resiste ad un giovanile talento per la boxe per dedicarsi completamente al calcio. Dopo avere sfondato al debutto in una stagione ricca di gol e di gloria con il Norwich City Fashanu passa poi nell’estate del 1981 al Nottingham Forest per la cifra allora record di un millione di sterline. Forse condizionato dalla fama improvvisa e dalle aspettative dopo un ingaggio tanto costoso, il trasferimento al Nottingham si rivela più complicato del previsto. La qualità del suo gioco e la sua relazione con l’allenatore del Nottingham, Brian Clough, deteriorano rapidamente. Quando i gol smettono di arrivare Fashanu perde la fiducia nei propri mezzi e poi la squadra nei suoi.
Come ammise poi nella sua autobiografia non era solo il rendimento in campo che infastidiva Clough. Il leggendario allenatore inglese non tollerava, infatti, le risapute frequentazioni di Fashanu dei locali gay di Nottingham.
Nell’Agosto del 1982 Fashanu viene mandato in prestito al Southampton e poi definitivamente venduto per sole 150.000 sterline ai rivali del Notts County. Dopo tre anni senza infamia e senza lode nel club più antico del mondo comincia l’infinito pellegrinaggio di Fashanu che lo vede in pochi anni saltare da una squadra all’altra in tre continenti diversi.
Il 22 ottobre del 1990 Fashanu riappare nel Regno Unito nei caratteri cubitali del giornale scandalistico The Sun, in un titolo che unisce le due etichette che ne segnano la biografia: “Il calciatore da un milione di sterline: IO SONO GAY”. Il gesto sembra allo stesso tempo un grido di liberazione ed un maldestro tentativo di tornare sulla scena da protagonista. Qualunque fossero le intenzioni, le dichiarazioni di Fashanu accentuano il suo isolamento; abbandonato da familiari ed amici riprende a ritmo frenetico i suoi pellegrinaggi fino a quando, accusato in Maryland di molestie sessuali ad un giovane studente, è costretto a tornare definitivamente in Inghilterra. La storia di Justin finisce appesa a un chiodo in un garage di Shoreditch in East London, impiccatosi per la vergogna per un delitto di cui si dichiarava innocente e dal quale a sua insaputa era già stato scagionato.
A questo punto si potrebbe fare una riflessione interessante su come la storia di un uomo diventi, nelle mani dei biografi sommari, prigioniera delle categorie e degli stereotipi con cui scelgono di raccontarla. (Cercateli, lampanti o un po’ nascosti, questi stereotipi nelle poche righe qui sopra). Questa riflessione sarebbe però lunga ed incerta e per il momento preferisco soltanto chiedermi se sia vero, come sostiene Marcello Lippi, che quella dei calciatori professionisti sia l'unica popolazione di decine di migliaia di persone compattamente eterosessuale, perché si sa, il calcio è un gioco per uomini, uomini veri, oppure se sia vero il contrario, che nel calcio il posto più comodo per un omosessuale è comunque sempre l'armadio ed il luogo più conveniente per tutti gli altri l'ipocrisia.
Ottorino Maggio
Nato in Inghilterra nel 1961 Fashanu resiste ad un giovanile talento per la boxe per dedicarsi completamente al calcio. Dopo avere sfondato al debutto in una stagione ricca di gol e di gloria con il Norwich City Fashanu passa poi nell’estate del 1981 al Nottingham Forest per la cifra allora record di un millione di sterline. Forse condizionato dalla fama improvvisa e dalle aspettative dopo un ingaggio tanto costoso, il trasferimento al Nottingham si rivela più complicato del previsto. La qualità del suo gioco e la sua relazione con l’allenatore del Nottingham, Brian Clough, deteriorano rapidamente. Quando i gol smettono di arrivare Fashanu perde la fiducia nei propri mezzi e poi la squadra nei suoi.
Come ammise poi nella sua autobiografia non era solo il rendimento in campo che infastidiva Clough. Il leggendario allenatore inglese non tollerava, infatti, le risapute frequentazioni di Fashanu dei locali gay di Nottingham.
Nell’Agosto del 1982 Fashanu viene mandato in prestito al Southampton e poi definitivamente venduto per sole 150.000 sterline ai rivali del Notts County. Dopo tre anni senza infamia e senza lode nel club più antico del mondo comincia l’infinito pellegrinaggio di Fashanu che lo vede in pochi anni saltare da una squadra all’altra in tre continenti diversi.
Il 22 ottobre del 1990 Fashanu riappare nel Regno Unito nei caratteri cubitali del giornale scandalistico The Sun, in un titolo che unisce le due etichette che ne segnano la biografia: “Il calciatore da un milione di sterline: IO SONO GAY”. Il gesto sembra allo stesso tempo un grido di liberazione ed un maldestro tentativo di tornare sulla scena da protagonista. Qualunque fossero le intenzioni, le dichiarazioni di Fashanu accentuano il suo isolamento; abbandonato da familiari ed amici riprende a ritmo frenetico i suoi pellegrinaggi fino a quando, accusato in Maryland di molestie sessuali ad un giovane studente, è costretto a tornare definitivamente in Inghilterra. La storia di Justin finisce appesa a un chiodo in un garage di Shoreditch in East London, impiccatosi per la vergogna per un delitto di cui si dichiarava innocente e dal quale a sua insaputa era già stato scagionato.
A questo punto si potrebbe fare una riflessione interessante su come la storia di un uomo diventi, nelle mani dei biografi sommari, prigioniera delle categorie e degli stereotipi con cui scelgono di raccontarla. (Cercateli, lampanti o un po’ nascosti, questi stereotipi nelle poche righe qui sopra). Questa riflessione sarebbe però lunga ed incerta e per il momento preferisco soltanto chiedermi se sia vero, come sostiene Marcello Lippi, che quella dei calciatori professionisti sia l'unica popolazione di decine di migliaia di persone compattamente eterosessuale, perché si sa, il calcio è un gioco per uomini, uomini veri, oppure se sia vero il contrario, che nel calcio il posto più comodo per un omosessuale è comunque sempre l'armadio ed il luogo più conveniente per tutti gli altri l'ipocrisia.
Ottorino Maggio
Iscriviti a:
Post (Atom)



