Inutile girarci intorno… Da sfegatato tifoso di un’altra squadra mi duole ammetterlo. Per cui la scriverò a denti stretti. Il Barcellona di Pep Guardiola è veramente la squadra più forte del mondo, forse una delle migliori di sempre. Premettendo che è quasi impossibile valutare squadre di periodi diversi che hanno giocato calcio completamente diverso contro avversari dal diverso valore. Però il gruppo blaugrana è qualcosa di incredibile. Da quando l’ex calciatore catalano si è seduto sulla panchina del Barça, il club ha vinto 10 titoli in 3 anni tra cui 3 scudetti consecutivi, 2 Champions League, un mondiale per Club ed 1 Supercoppa Europea. Sono sicuro che affiancarla a gruppi mitici come il Milan di Sacchi, la Juve di Trapattoni, l’Inter di Herrera, l’Ajax di Crujff ed il Real Madrid delle 5 Champions consecutive non è una bestemmia.
Quello che è ancora più impressionante è l’autorità con la quale riescono a vincere. Basti pensare alla freschissima finale di Wembley. I Blaugrana hanno letteralmente schiantato una delle squadre più forti ed esperte del panorama calcistico mondiale, il Manchester United di Sir Alex Ferguson. Messi e compagni hanno dominato (escluso forse il primo quarto d’ora) in lungo ed in largo l’avversario giocando una partita pressoché perfetta con estrema naturalezza. Sono riusciti ad avere un possesso palla medio del 63% (!), hanno tirato 16 volte a 3, hanno avuto 6 corner a 0. Numeri impietosi che dimostrano la straripante superiorità dei catalani.
L’enorme merito di Guardiola consiste nell’essere riuscito in brevissimo tempo a dare una identità ben precisa al gruppo. Ossia una squadra che fa del possesso palla, dei passaggi e dei triangoli stretti, del gioco cosiddetto a 2 tocchi, della tecnica e della rapidità la propria imbattibile forza. Infatti (purtroppo) vedere giocare il Barça è uno spettacolo che riconcilia col calcio. Una squadra perennemente in possesso palla votata all’attacco. Che costruisce le proprie azioni con 8 giocatori contemporaneamente; in cui qualsiasi pedina dello scacchiere tattico possiede una buona, se non eccellente, proprietà di palleggio. Con questo sistema di gioco la squadra di Guardiola è perennemente in possesso di palla. In questo modo risulta quasi impossibile per gli avversari riuscire ad attaccarli se non hanno mai il pallone. I maestri d’orchestra sono i due genietti del centrocampo Xavi ed Inesta. I due talenti spagnoli sono perfettamente complementari: uno più portato per le geometrie di gioco, l’altro più abile nel portare palle ed inserirsi negli spazi. Se si aggiunge il miglior giocatore del mondo, il due volte consecutive Pallone d’Oro Leo Messi, allora il gioco è fatto, anzi è vinto!
In tre anni il Barcellona è stato messo sotto solamente nella semifinale di andata di Champions dell’anno passato a San Siro contro l’Inter di Mourinho che si impose per 3-1 ipotecando finale e coppa. I meriti dei nerazzurri furono quelli di annientare i marziani sul piano del fisico, del pressing e dell’intensità. Ma siamo sicuri che non si sia trattato di un caso isolato dovuto ad un periodo di scarsa forma dei campioni catalani?! La prova è data dai successivi incontri del Real di Mourinho contro gli odiati rivali affrontati con la medesima tattica e finiti con la storica manita e con l’eliminazione dalla Champions.
Guardiola è riuscito ad imporre una filosofia in cui il collettivo è più importante delle individualità, a costo di sacrificare soldi e campioni. Basti pensare al bizzoso Eto’o che è stato ceduto, nonostante i suoi 37 gol stagionali, per una questione di feeling col tecnico. Ancora più lampante è l’esempio di Mister Scudetto Ibrahimovic che di adattarsi ad un gioco collettivo non ne voleva proprio sapere, abituato com’era allo schema dell’Inter palla lunga ad Ibra e pedalare, che è stato svenduto un anno dopo il suo arrivo con una minusvalenza di una quarantina di milioni circa...
Il grande merito della società è stato quello di investire nella cantera (le giovanili) e di credere nei giovani talenti. Infatti dell’attuale pluripremiata rosa diversi pilastri sono il frutto della cantera: Messi, Xavi, Iniesta, Puyol, Piqué, Pedro... Molti dei quali rappresentano l’ossatura della nazionale spagnola campione d’Europa e del Mondo in carica.
Tutti i tifosi di Real, Inter, Milan, Mancheter, Chelsea, Juventus rosicano da morire. Ma oggettivamente è difficile immaginarsi un futuro calcistico non a tinte blaugrana. Negli ultimi due anni la casablanca ha tentato a suon di acquisti milionari (Cristiano Ronaldo, Kakà, Benzema, Ozil, Di Maria, Mourinho) di interrompere lo stra potere dei 7 nani di Guardiola riuscendo solamente a strapparle una misera Copa del Rey ai supplementari.
Il gap tra il Barcellona e le altre big d’Europa, ed in particolare le sbiadite grandi squadre a strisce italiane, è al momento incolmabile. Con buona pace dei tifosi rosiconi come me!
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mercoledì 1 giugno 2011
venerdì 27 maggio 2011
Barcellona - Manchester: la partita dell'anno
Domani sera si gioca la partita più attesa dell’anno, quella che chiude la stagione calcistica per club 2011-2012 (la finale di Coppa Italia non me ne voglia): la finale di Champions League. Si affronteranno a Wembley il Manchester United dell’Highlander della panchina Sir Alex Ferguson ed il Barcelona del giovane vincente Pep Guardiola in una riedizione della finale di Roma di 2 anni fa. Spesso la Champions offre dibattiti sul reale valore delle finaliste. Questa volta, a differenza dell’anno passato, le squadre che si giocheranno la coppa dalle grandi orecchie sono realmente le due più forti della stagione.
Sia Manchester sia Barcelona hanno vinto 3 Champions League ciascuno.
Rispetto a due anni fa quando il Barça si impose per 2-0 coi gol di Eto’o e di Messi, questa volta i catalani sono dati per favoriti nonostante il vantaggio del fattore campo per gli inglesi. I bookmaker, che sappiamo azzeccare spesso e volentieri le previsioni, quotano la vittoria dei blaugrana a 1,95; il pari (nei tempi regolamentari) a 3,34; e la vittoria dei Red Devils a 3,75.
La partita si vincerà a centrocampo.. Se il Manchester concederà il pallino del gioco nei piedi dei funamboli catalani la partita non avrà storia. Se invece gli uomini di Ferguson, sul modello dell’Inter di Mourinho di un anno fa, riusciranno nell’impresa di fare valere la loro superiore fisicità e si chiuderanno in difesa con 8/9 uomini nella propria metà campo aspettando il Barça forse avranno la possibilità di rendere sterile ed inoffensivo il prolungato possesso palla di Xavi e compagni e di ripartire con dei micidiali e rapidi contropiedi. La saggezza tattica del Mister scozzese è tale che è duopo aspettarci da parte sua una sorpresa. Anche perchè fu già sconfitto due anni fa dalla stessa squadra che praticava lo stesso calcio. Per cui siamo certi che Ferguson avrà avuto modo di studiare le contromisure più efficaci per limitare il gioco della squadra più spettacolare del mondo.
Dal canto suo Guardiola punta sulla serenità e sulla calma dei più forti. La squadra catalana è considerata, a ragione secondo il Polpo, la più forte del mondo. In rosa può vantare il miglior calciatore in attività, la Pulce Messi, ed una lunga serie di campioni del calibro di Xavi, Iniesta, Villa, Dani Alves, Piqué, Puyol... Da 3 anni a questa parte hanno impostato il proprio gioco sul possesso palla e su un atteggiamento offensivo raccogliendo valanghe di gol e di successi. Se lasciati giocare negli spazi sono devastanti. Chiedere della manita a Mourinho.
La partita è piena di storie al suo interno. Per quanto riguarda il Manchester United, il portierone olandese Edwin Van Der Sar disputerà la sua 5° finale di Champions, Gary Neville giocherà la sua ultima partita di calcio da professionista e la leggenda Ryan Giggs dovrà riconquistare la fiducia del padre dopo lo scandalo del flirt con una concorrente del Grande Fratello inglese. Lo storico stadio di Wembley, seppur nella sua antica veste, evoca piacevoli ricordi agli spagnoli avendoci vinto la prima Champions della loro storia nel ’92 contro la Sampdoria di Vialli e Mancini proprio con Guardiola in campo.
Le promesse per uno spettacolo esaltante ci sono tutte. Speriamo dunque che non ci siano espulsioni strane, rigori dubbi e gol in fuorigioco, che sia una bella partita, e che si cali un degno sipario su un’altra grande stagione di calcio.
Sia Manchester sia Barcelona hanno vinto 3 Champions League ciascuno.
Rispetto a due anni fa quando il Barça si impose per 2-0 coi gol di Eto’o e di Messi, questa volta i catalani sono dati per favoriti nonostante il vantaggio del fattore campo per gli inglesi. I bookmaker, che sappiamo azzeccare spesso e volentieri le previsioni, quotano la vittoria dei blaugrana a 1,95; il pari (nei tempi regolamentari) a 3,34; e la vittoria dei Red Devils a 3,75.
La partita si vincerà a centrocampo.. Se il Manchester concederà il pallino del gioco nei piedi dei funamboli catalani la partita non avrà storia. Se invece gli uomini di Ferguson, sul modello dell’Inter di Mourinho di un anno fa, riusciranno nell’impresa di fare valere la loro superiore fisicità e si chiuderanno in difesa con 8/9 uomini nella propria metà campo aspettando il Barça forse avranno la possibilità di rendere sterile ed inoffensivo il prolungato possesso palla di Xavi e compagni e di ripartire con dei micidiali e rapidi contropiedi. La saggezza tattica del Mister scozzese è tale che è duopo aspettarci da parte sua una sorpresa. Anche perchè fu già sconfitto due anni fa dalla stessa squadra che praticava lo stesso calcio. Per cui siamo certi che Ferguson avrà avuto modo di studiare le contromisure più efficaci per limitare il gioco della squadra più spettacolare del mondo.
Dal canto suo Guardiola punta sulla serenità e sulla calma dei più forti. La squadra catalana è considerata, a ragione secondo il Polpo, la più forte del mondo. In rosa può vantare il miglior calciatore in attività, la Pulce Messi, ed una lunga serie di campioni del calibro di Xavi, Iniesta, Villa, Dani Alves, Piqué, Puyol... Da 3 anni a questa parte hanno impostato il proprio gioco sul possesso palla e su un atteggiamento offensivo raccogliendo valanghe di gol e di successi. Se lasciati giocare negli spazi sono devastanti. Chiedere della manita a Mourinho.
La partita è piena di storie al suo interno. Per quanto riguarda il Manchester United, il portierone olandese Edwin Van Der Sar disputerà la sua 5° finale di Champions, Gary Neville giocherà la sua ultima partita di calcio da professionista e la leggenda Ryan Giggs dovrà riconquistare la fiducia del padre dopo lo scandalo del flirt con una concorrente del Grande Fratello inglese. Lo storico stadio di Wembley, seppur nella sua antica veste, evoca piacevoli ricordi agli spagnoli avendoci vinto la prima Champions della loro storia nel ’92 contro la Sampdoria di Vialli e Mancini proprio con Guardiola in campo.
Le promesse per uno spettacolo esaltante ci sono tutte. Speriamo dunque che non ci siano espulsioni strane, rigori dubbi e gol in fuorigioco, che sia una bella partita, e che si cali un degno sipario su un’altra grande stagione di calcio.
mercoledì 11 maggio 2011
Juve-Chievo: un'altra "finale" persa
“Ci restano nove partite, dobbiamo affrontarle come se fossero nove finali e vincerle”. Il refrain calcistico più inflazionato del 2011 (più finali per tutti) non ha mai portato particolarmente bene alla Juve, visto che le finali sono diventate prima otto, poi sei, cinque e così via, ma senza nessuna Coppa sollevata: solo scampoli di speranza e, in definitiva, un pugno di mosche in mano.
In barba alla scaramanzia (dopo una stagione del genere appigliarsi al soprannaturale fa sorridere) il ritornello ha comunque continuato a circolare in sala stampa, anche se le vittorie non arrivavano e le finali diminuivano inesorabilmente, come la possibilità di arrivare a giocarsi la Champions. Perfino l’altra sera, al termine dell’incubo grottesco colorato a tinte gialloblu, Gigi Delneri ha avuto la forza di sentenziare come un automa che “mancano due partite, dobbiamo fare sei punti”. Ma ci avrà creduto davvero? Sei punti per auto-condannarsi nuovamente a un preliminare di Europa League? Lo sguardo algido, battagliero e sicuro di sé non nascondeva in realtà il profondo sconcerto di un uomo che da tempo ha capito di aver sciupato la grande occasione della sua carriera, un treno che forse a 60 anni non ripasserà mai?
La gara col Chievo è sembrata per lunghi tratti del primo tempo una sgangherata esibizione tra scapoli e ammogliati, con i veronesi inizialmente timorosi oltre misura e i bianconeri quanto mai imprecisi e disordinati. Nella ripresa alla pochezza tecnica e tattica si sono aggiunte però le emozioni, in un cocktail di rara imprevedibilità. Abbiamo assistito a capovolgimenti di fronte, Buffon saltato da Pellissier a metà campo, il comico errore di Uribe (chi era costui?) e la sintesi perfetta della stagione bianconera: follia pura, limiti tecnici, crolli di personalità, ansia da prestazione (?), disordini tattici, enigmi irrisolvibili (a un certo punto Matri piazzato esterno di centrocampo, per dirne una). Una centrifuga di caos e paura che ha ingoiato la pazienza dei tifosi e fatto irrimediabilmente saltare il banco. Dal lavaggio sono usciti dei panni stinti e scoloriti, ma il rischio è che ancora una volta si cambi l’ammorbidente mantenendo la lavatrice rotta. L’anno prossimo per raggiungere la Champions occorrerà il terzo posto, dunque l’unica strada percorribile impone una massiccia immissione di liquidi nelle casse amministrate da Beppe Marotta.
Al termine del lavaggio 2010-2011 resta il monumento Del Piero. Lui non si può cancellare. Nemmeno quest’anno. Ogni sua partita è una in meno da conteggiare nel triste count-down che ci separa dal suo addio al calcio (solo italiano?). Col pareggio di lunedì ha rivolto il suo personalissimo saluto alla Coppa dalle grandi orecchie e alla sua musichetta, un palcoscenico che non calcherà più, ma che avrebbe meritato ancora una volta. L’ultima.
In barba alla scaramanzia (dopo una stagione del genere appigliarsi al soprannaturale fa sorridere) il ritornello ha comunque continuato a circolare in sala stampa, anche se le vittorie non arrivavano e le finali diminuivano inesorabilmente, come la possibilità di arrivare a giocarsi la Champions. Perfino l’altra sera, al termine dell’incubo grottesco colorato a tinte gialloblu, Gigi Delneri ha avuto la forza di sentenziare come un automa che “mancano due partite, dobbiamo fare sei punti”. Ma ci avrà creduto davvero? Sei punti per auto-condannarsi nuovamente a un preliminare di Europa League? Lo sguardo algido, battagliero e sicuro di sé non nascondeva in realtà il profondo sconcerto di un uomo che da tempo ha capito di aver sciupato la grande occasione della sua carriera, un treno che forse a 60 anni non ripasserà mai?
La gara col Chievo è sembrata per lunghi tratti del primo tempo una sgangherata esibizione tra scapoli e ammogliati, con i veronesi inizialmente timorosi oltre misura e i bianconeri quanto mai imprecisi e disordinati. Nella ripresa alla pochezza tecnica e tattica si sono aggiunte però le emozioni, in un cocktail di rara imprevedibilità. Abbiamo assistito a capovolgimenti di fronte, Buffon saltato da Pellissier a metà campo, il comico errore di Uribe (chi era costui?) e la sintesi perfetta della stagione bianconera: follia pura, limiti tecnici, crolli di personalità, ansia da prestazione (?), disordini tattici, enigmi irrisolvibili (a un certo punto Matri piazzato esterno di centrocampo, per dirne una). Una centrifuga di caos e paura che ha ingoiato la pazienza dei tifosi e fatto irrimediabilmente saltare il banco. Dal lavaggio sono usciti dei panni stinti e scoloriti, ma il rischio è che ancora una volta si cambi l’ammorbidente mantenendo la lavatrice rotta. L’anno prossimo per raggiungere la Champions occorrerà il terzo posto, dunque l’unica strada percorribile impone una massiccia immissione di liquidi nelle casse amministrate da Beppe Marotta.
Al termine del lavaggio 2010-2011 resta il monumento Del Piero. Lui non si può cancellare. Nemmeno quest’anno. Ogni sua partita è una in meno da conteggiare nel triste count-down che ci separa dal suo addio al calcio (solo italiano?). Col pareggio di lunedì ha rivolto il suo personalissimo saluto alla Coppa dalle grandi orecchie e alla sua musichetta, un palcoscenico che non calcherà più, ma che avrebbe meritato ancora una volta. L’ultima.
Riformare la (Coppa) Italia
Non provate una grande invidia per la leggendaria FA CUP britannica?
Io decisamente si! Ma perchè la nostra Coppa Italia (mi rifiuto categoricamente di chiamarla tim cup) deve essere un ricettacolo di riserve, scarponi, giovani di belle speranze e portieri alle porte della pensione? Se la nostra Serie A è stata fino a pochi anni fa il campionato di calcio più bello del mondo allora perchè la coppa nazionale, sebbene sia disputata dagli stessi gloriosi club, è un torneo triste e assolutamente privo di interesse per pubblico e squadre?! Non vi sono mai match memorabili. Né i grandi club né le piccole squadre danno importanza a questo torneo. La competizione è considerata da tutti un obiettivo secondario ed in certi casi è addirittura ritenuta un inutile disturbo dai top team italiani.Ma allora mi chiedo che senso abbia portare avanti stancamente questa coppetta che riempie i buchi dei calendari stracolmi di impegni e non riempie un stadio nemmeno per sbaglio?! Aboliamola!
Oppure studiamo una nuova formula più appettibile ed accattivante per pubblico, società, giocatori, sponsor e Tv.
Io un’idea ce l’ho. Sul modello dei campionati del mondo di calcio, perchè non istituire una Coppa Italia che si disputa nell’arco di 15 giorni?
Si fanno le qualificazioni seguendo l’attuale tabellone fino ai sedicesimi di finale. Poi dagli ottavi in avanti inizia la fase finale della Coppa. 8 squadre accedono grazie alle qualificazioni e le altre 8 sono teste di serie come la detentrice del titolo e le prime del campionato passato. Un’altra novità sarà che ogni anno la Coppa Italia si giocherà interamente in una Regione italiana diversa. Questa nuova formula della competizione potrebbe servire anche da stimolo per ristrutturare i vecchi ed inaccoglienti stadi italiani e per portare nuovi investimenti nello stagnante mondo del calcio tricolore. Il torneo avrebbe una durata di 15 giorni per un totale di 15 partite ad eliminazione diretta. Le partite secche garantirebbero un elevato livello di spettacolarità. Si potrebbe decidere di disputare il torneo a gennaio dopo la sosta invernale oppurea a fine campionato prima delle vacanze estive. In questo modo le squadre ed i giocatori avrebbero la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla Coppa senza lasciarsi distrarre da altri impegni ritenuti più importanti. Ma per rendere la competizione veramente appetibile ai club bisognerebbe garantire la qualificazione diretta alla Coppa “dalle grandi orecchie”. Il sogno della Champions League servirebbe da stimolo per giocatori e squadre di alta e bassa classifica.
Ritengo che questo tipo di cambiamento è più che mai necessario per valorizzare la nostra coppetta nazionale e per rimanere al passo coi tempi. Il nostro calcio è già stato superato da quello inglese e da quello spagnolo. Attraverso questo tipo di novità si può tentare di ridurre il gap che si è creato col calcio iberico e con quello britannico. Questa formula garantirebbe una serie di vantaggi per tutte le parti interessate. Le squadre avrebbero la possibilità di qualificarsi in Champions disputando pochi incontri. I tifosi assisterebbero a partite combattute, tese e spettacolari. Le televisioni porterebbero soldi freschi per aggiudicarsi l’esclusiva dell’evento. Le Regioni potrebbero investire nella costruzione di nuovi stadi e riceverebbero tifosi e turisti nel periodo della competizione. Tutte le parti interessate ne beneficerebbero aiutando così a migliorare l’immagine del nostro calcio ormai in decadenza, come gran parte del Paese...
Io decisamente si! Ma perchè la nostra Coppa Italia (mi rifiuto categoricamente di chiamarla tim cup) deve essere un ricettacolo di riserve, scarponi, giovani di belle speranze e portieri alle porte della pensione? Se la nostra Serie A è stata fino a pochi anni fa il campionato di calcio più bello del mondo allora perchè la coppa nazionale, sebbene sia disputata dagli stessi gloriosi club, è un torneo triste e assolutamente privo di interesse per pubblico e squadre?! Non vi sono mai match memorabili. Né i grandi club né le piccole squadre danno importanza a questo torneo. La competizione è considerata da tutti un obiettivo secondario ed in certi casi è addirittura ritenuta un inutile disturbo dai top team italiani.Ma allora mi chiedo che senso abbia portare avanti stancamente questa coppetta che riempie i buchi dei calendari stracolmi di impegni e non riempie un stadio nemmeno per sbaglio?! Aboliamola!
Oppure studiamo una nuova formula più appettibile ed accattivante per pubblico, società, giocatori, sponsor e Tv.
Io un’idea ce l’ho. Sul modello dei campionati del mondo di calcio, perchè non istituire una Coppa Italia che si disputa nell’arco di 15 giorni?
Si fanno le qualificazioni seguendo l’attuale tabellone fino ai sedicesimi di finale. Poi dagli ottavi in avanti inizia la fase finale della Coppa. 8 squadre accedono grazie alle qualificazioni e le altre 8 sono teste di serie come la detentrice del titolo e le prime del campionato passato. Un’altra novità sarà che ogni anno la Coppa Italia si giocherà interamente in una Regione italiana diversa. Questa nuova formula della competizione potrebbe servire anche da stimolo per ristrutturare i vecchi ed inaccoglienti stadi italiani e per portare nuovi investimenti nello stagnante mondo del calcio tricolore. Il torneo avrebbe una durata di 15 giorni per un totale di 15 partite ad eliminazione diretta. Le partite secche garantirebbero un elevato livello di spettacolarità. Si potrebbe decidere di disputare il torneo a gennaio dopo la sosta invernale oppurea a fine campionato prima delle vacanze estive. In questo modo le squadre ed i giocatori avrebbero la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla Coppa senza lasciarsi distrarre da altri impegni ritenuti più importanti. Ma per rendere la competizione veramente appetibile ai club bisognerebbe garantire la qualificazione diretta alla Coppa “dalle grandi orecchie”. Il sogno della Champions League servirebbe da stimolo per giocatori e squadre di alta e bassa classifica.
Ritengo che questo tipo di cambiamento è più che mai necessario per valorizzare la nostra coppetta nazionale e per rimanere al passo coi tempi. Il nostro calcio è già stato superato da quello inglese e da quello spagnolo. Attraverso questo tipo di novità si può tentare di ridurre il gap che si è creato col calcio iberico e con quello britannico. Questa formula garantirebbe una serie di vantaggi per tutte le parti interessate. Le squadre avrebbero la possibilità di qualificarsi in Champions disputando pochi incontri. I tifosi assisterebbero a partite combattute, tese e spettacolari. Le televisioni porterebbero soldi freschi per aggiudicarsi l’esclusiva dell’evento. Le Regioni potrebbero investire nella costruzione di nuovi stadi e riceverebbero tifosi e turisti nel periodo della competizione. Tutte le parti interessate ne beneficerebbero aiutando così a migliorare l’immagine del nostro calcio ormai in decadenza, come gran parte del Paese...
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