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venerdì 15 luglio 2011

Somme di mezza estate

A metà luglio possiamo considerarci a metà mercato estivo e quando si arriva al giro di boa, si sa, è importante tirare le prime (affrettate) somme.
Permettete al Polpo di esprimere i suoi più sentiti complimenti a De Laurentiis e Lotito che sono stati i due autentici mattatori di questa prima metà del mercato estivo 2011.


Napoli e Lazio sono, infatti, le due squadre che si sono rafforzate più delle altre.
Il Milan, quest’anno parte da -560 milioni, e sembra non avere i mezzi per condurre un mercato all’altezza di quelli passati. L’Inter, a causa dell’improvviso abbandono di Leonardo, si è ritrovata spiazzata ed ha dovuto rivedere completamente i suoi piani. La Roma sta attraversando la fase del passaggio di proprietà e fino ad ora gli yankees si sono dimostrati più interessati a cambiare il management che a rinforzare la rosa. La Juve gestita dalle sapienti zampette di Mar(m)otta attaglianato dalla sindrome della “bella addormentata nel bosco”, ha visto sfumare Sanchez, Tevez ed Aguero e ormai ha come obiettivo numero uno convincere i tifosi che l’americano non è un ripiego.
A tutt’altro gioco hanno giocato Napoli e Lazio. I partenopei hanno dimostrato una grande forza societaria blindando due gioielli come Mazzarri ed Hamsik attratti dalle sirene degli squadroni del nord. Scongiurato il pericolo di una diaspora in stile Udinese, la coppia Bigon – De Laurentiis ha messo a segno nell’ordine i colpi Donadel, Dzemaili, Santana ed il contesissimo leone Inler rafforzando il reparto più debole, il centrocampo. Manca un difensore esperto ed un attaccante di riserva e gli azzurri saranno pronti a lottare per lo scudetto e a non farsi ridere dietro in Champions.


La Lazio invece è stata la vera sorpresa. Lotirchio ci aveva abituati a mercati monotoni nel segno del costo zero. In questa finestra di mercato, forse per non sfigurare davanti ai nuovi cugini a stelle e strisce, il presidente latinista si è letteralmente scatenato comprando Klose, Cissé, Marchetti, Konko e Stankevicious (molti a parametro zero, ora che ci penso). Con un reparto offensivo che comprende Klose, Cissé, Floccari, Zarate, Rocchi, Hernanes i tifosi biancocelesti sono autorizzati a sognare in grande. Lotito, però, non ha perso le buone abitudini ed è riuscito a vendere alla Juve (guarda caso) il discreto terzino Lichtsteiner alla cifra di 10 milioni di euro.

L’estate è ancora lunga, Marmotta è in tempo per svegliarsi, Moratti fa in tempo a scatenarsi, e le sorti del governo potrebbero costringere il Milan ad un’altra gloriosa campagna acquisti.

mercoledì 29 giugno 2011

Jimenez: ma dove vuoi andare?

Luis Antonio Jimenez, el mago di Santiago del Chile, ha appena firmato un contratto con lo “squadrone” arabo Al-Ahli Club di Dubai raggiungendo così Fabione Cannavaro e l’ex talentino carioca del Toro Pinga. Forse non proprio un salto di qualità ma sicuramente un bel bottino per l’irrequieto 27enne sudamericano.
Jimenez non sa stare con le mani in mano. E nemmeno con la stessa maglia per più di un anno. Il suo curriculum parla chiaro. Da quando è approdato in Italia nell’estate del 2002 il Mago, se escludiamo il soggiorno a Terni, non è mai riuscito ad indossare per più di una stagione la stessa maglia.


Dalla serie C compie il grande salto passando alla Fiorentina di Toni e Prandelli. Le buone prestazioni non gli valgono la riconferma e così torna a Terni. Luis però non ne vuole sapere della C ed allora a Gennaio si trasferisce alla Lazio dichiarando pomposamente: “ho voluto la Lazio perché ho il mito di Salas”. 16 presenza e 2 gol gli valgono la grande chance nello squadrone nerazzurro di Mancini. La concorrenza è forte e la testa di Jimenez è debole. Le sue prestazioni sono altalenanti e fatica così a ritagliarsi un posto da titolare. Nonostante non abbia convinto resta a Milano ma nella seconda stagione gioca a malapena 6 partite, tutte dimenticabili. A fine anno, manco a dirlo, vuole cambiare aria. Se lo aggiudica l’ambizioso West Ham di Londra. Ma l’impatto col calcio brittanico non è dei migliori: 11 presenze ed 1 gol e la valigia di nuova pronta, destinazione Parma! Gioca con maggiore continuità ma a fine anno i Ducali non lo riscattano. Così Inter e Ternana, proprietarie del suo cartellino, vanno alle buste e con grande sorpresa di tutti ed immensa amarezza dell’interessato, se lo aggiudica la sua vecchia squadra umbra. Dopo un’estate passata tra minacce di stalking e di scioperi, a poche ore dalla chiusura del mercato Jimenez trova un accordo col Cesena e torna così in serie A. Disputa un’ottima stagione. Questa volta sul serio. Diventa titolare negli schemi di Ficcadenti ed a fine anno sarà capocannoniere della squadra romagnola realizzando 9 gol (record personale). Tutti ci aspettiamo che Luis, finalmente apprezzato ed appagato, si fermi nella città della piadina ed invece ecco il colpo di scena finale: il passaggio agli arabi dell’Al-Ahli.
Non è mai stato molto chiaro dove Jimenez volesse andare ma finalmente pare che adesso ci sia arrivato. Il Polpo gli augura un lunghissimo finale di carriera tra la sabbia ed i grattacieli degli Emirati. Difficile, infatti, tornare da Dubai al calcio che conta, ma se a Jimenez dovesse tornare la voglia di viaggiare c’è sempre il Qatar. E poi il Daghestan.

giovedì 19 maggio 2011

Udinese e Lazio: un campionato per quarti

L’ultiimo verdetto aperto del Campionato riguarda l’assegnazione del quarto posto. Non proprio una volata scudetto insomma ma comunque un responso importante perchè il quarto posto concede il privilegio di giocarsi un posto in Champions League attraverso le forche caudine del preliminare d’Agosto.

I friulani sono in vantaggio di 2 punti sui biancocelesti. “L’ultima salita sarà la più dura” ha ammonito il tecnico, appassionato di ciclismo, Francesco Guidolin riferendosi all’ultima partita in casa contro al Milan già scudettato. Lotito, logorroico ed insopportabile presidente laziale, ha dichiarato con tono che sembra anticipare delusione: “non andare in Champions dopo una stagione così sarebbe una beffa”. La Lazio di Edy Reja, infatti, per qualificarsi dovrà battere in trasferta il Lecce e sperare in un passo falso dei bianconeri.
L’Udinese ha quindi in mano la sua seconda partecipazione alla competizione europea più ambita. La prima esperienza in Champions, finita nella fase a gironi, risale alla stagione 2005-2006. Allora la squadra era guidata da Spalletti e poteva vantare in attacco un tridente d’eccezione: Iaquinta, Di Natale, Di Michele. La Lazio, invece, ha una tradizione europea più consolidata e la sua ultima (e breve) partecipazione risale alla stagione 2007-2008 con Delio Rossi in panchina e Pandev e Rocchi in attacco.

Per il Polpo, l’Udinese si merita la qualificazione in Champions. La squadra friulana è la più giovane d’Italia ed ha espresso il miglior calcio della serie A. Un gioco rapido e spumeggiante basato su scambi stretti ed inserimenti senza palla. Il leader della squadra Totò Di Natale (per quanto strane ci possano sembrare le parole leader e Di Natale nella stessa frase) si è confermato cannoniere incredibile ed ottimo elemento di provincia. Purtroppo per la Nazionale il napoletano trapiantato in Friuli non è mai riuscito a ripetere gli exploit di Udine con la maglia azzurra con la quale, infatti, segna pochissimo. Il Polpo è poi grande ammiratore di Alexis Sanchez, una delle rivelazioni della stagione, che sarà difficile ritrovare ad Udine la prossima stagione visto l’interesse dimostrato da Inter, Manchester United e Barcellona. L’Udinese è una società che ha nella valorizzazione di giovani talenti da tutto il mondo il suo marchio di fabbrica. Negli anni in bianconeri hanno, infatti, scovato e lanciato giocatori del calibro di Bierhoff, Amoroso, De Sanctis, Iaquinta, Pizzarro, Jankulowsky, Asamoah Gyan, Sanchez per poi rivenderli ai grande club riuscendo qua e là a rifilare anche qualche pacco.

La Lazio è una ex quasi grande squadra.
Il Presidente moralizzatore Lotito l’ha salvato dal fallimento ed ha avuto il merito di rilanciarla. I biancocelesti sono stati molto regolari nell’arco dell’intera stagione senza particolari acuti. Reja ha plasmato una squadra con una difesa di ferro e qualche buona individualità dalla trequarti in avanti come il brasiliano Hernanes su tutti. Però la Lazio non è mai riuscita ad entusiasmare. Esprime un gioco difensivo e noioso. Il centroavanti titolare, Floccari, ha segnato 8 reti e l’egoista (per usare un eufemismo) talentino Zarate ha dribblato 789 avversari, tanti, ma sempre troppo pochi per realizzare più della miseria di 10 gol in due anni. Il Polpo c’è poi rimasto un pò male per alcuni episodi degli ultimi anni: i “buuuu” ai giocatori di colore, il saluto romano alla Curva da parte dell’ex capitano Di Canio, gli striscioni in onore di generali serbi con una simpatica inclinazione al genocidio. Tutte cose mai viste nei silenziosi fondali marini frequentati dal Polpo.

Insomma, scegliere per chi parteggiare nella volata Champions tra l’Udinese e la Lazio è un po’ come scegliere per chi tifare tra Rossi e Biaggi, tra il Buono (Clint Eastwood) ed il Cattivo (Lee Van Cleef) o tra Ken Shiro e Raoul...
Se l’Udinese dovesse centrare il traguardo della qualificazione, i Pozzo dovrebbero innanzitutto non cedere i pezzi pregiati della squadra di Guidolin (vedi Sanchez, Asamoah, Inler, Handanovic) e successivamente comprare un paio di giocatori esperti abituati a calcare i grandi palcoscenici europei per evitare un clamoroso flop che potrebbe avere conseguenze devastanti sul morale e sulla classifica (vedi Samp).

E poi, almeno, Andrea Agnelli si consolerà con un po’ di bianconero in Europa...

sabato 14 maggio 2011

Il Principe Igor

Perché diciamo sempre che il calcio di oggi è più brutto del calcio di una volta? Forse perché non esistono più storie come quella di Igor Protti.
 Igor Protti, nato a Rimini in un tranquillo pomeriggio di settembre, è stato un prolifico centravanti degli anni ’90. Lo Zar, come lo chiamavano a Bari, o il Principe, come lo definivano a Livorno, vanta un insolito record: è l'unico calciatore europeo ad aver vinto le classifiche marcatori di tutte le categorie professionistiche. Igor è un ragazzo semplice. Come tanti altri nutre una forte passione per il calcio. Però si distingue subito per l’enorme facilità con cui va in gol. Ne realizzerà ben 229 da professionista.


A soli 18 anni lascia Rimini con un paio di scarpini da calcio ed uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Si trasferisce a Livorno perché ha appena firmato il suo primo contratto da professionista. Protti gioca 3 stagioni in C1. Questo periodo sarà decisivo per la sua maturazione. Il giovane attaccante si innamora della città di Modigliani: dei suoi colori forti, della sua atmosfera di porto di mare, della sincerità e della spontaneità dei suoi abitanti, dei tramonti all’Ardenza, del cacciucco e del ponce. Igor si identifica pienamente con questo ambiente e quel giorno di fine maggio dell’88 in cui scopre di essere stato ceduto alla Virescit Bergamo è per lui un vero e proprio trauma. Il giocatore, come canta il cantautore labronico Bobo Rondelli “Bella Livorno, mi fermo qui”, sognava di vivere per sempre a Livorno e di indossare solo la maglia amaranto.
Ma Igor non si perde. Eè determinato. Continua ad allenarsi duramente, a correre ed a segnare. In pochi anni arriva il giorno del suo esordio in Serie A. In A, come in B ed C, Igor gioca e segna caterve di gol. Protti è un attaccante inarrestabile. Va in rete indifferentemente di destro, di sinistra o di testa, di potenza o di rapina. Ma il suo cuore è rimasto nella città dei Quattro Mori. Nella stagione ‘95/’96 conquista il titolo di capocannoniere della massima divisione italiana con 24 reti e viene notato dai principali Club dello Stivale. E’ la Lazio a spuntarla. Igor è caricatissimo. Sente che il suo trasferimento nella capitale gli permetterà di consacrarsi come campione. Ma le cose non andranno come sperato. L’annata sarà viziata da diversi infortuni e da incomprensioni col tecnico boemo Zeman. L’estate successiva viene subito ceduto al Napoli e la stagione sarà avara di gol e di soddisfazioni. Dopo altri 2 campionati fallimentari tra Lazio e Reggiana, l’ormai maturo Igor sbotta. Il giocatore è infelice. Sul campo le sue prestazioni sono mediocri e non riesce più a trovare la porta con la facilità di sempre. Protti è sicuro: solo un suo ritorno nella mai dimenticata Livorno gli potrà restituire gol e sorriso. Il neo presidente labronico, Aldo Spinelli, non si lascia scappare l’occasione e nell’estate del ’99 realizza il sogno di tutta la Curva Nord livornese. Il Principe è tornato a casa e potrà nuovamente indossare la maglia numero 10 amaranto. “Bella Livorno, mi fermo qui”. Il giocatore decide di stabilirsi per sempre nella città della Fortezza e dei Fossi. L’attaccante rinuncia ai grandi palcoscenici della Serie A per giocare e lottare per la squadra del cuore. In 3 stagioni in C1 Igor realizza 58 reti vincendo 2 volte il titolo di capocannoniere e trascinando gli amaranto alla promozione in Serie B dopo 31 anni. Il giocatore è finalmente felice. In B Protti gioca un’altra grande stagione che lo porta a laurearsi bomber delle serie cadetta. A fine stagione il Capitano amaranto è contento ma stanco ed acciaccato.
I suoi 36 anni si fanno sentire nelle gambe martoriate dai difensori avvesari. Annuncia il ritiro dall’attività professionistica. Nel frattempo il Livorno Calcio acquista il figliol prodigo Cristiano Lucarelli. Il giorno della sua presentazione ufficiale dichiara che con Protti al suo fianco la squadra di Mister Mazzarri può puntare alla promozione in Serie A. Tutta la città chiede al Capitano di tante battaglie di tornare in campo. Igor sa che non può deludere l’affetto della gente che lo ha reso felice. Il Principe stringe i denti e decide di tornare ad indossare la sua maglia numero 10. La stagione sarà trionfale: i gemelli del gol segnano 53 reti (stabilendo un record per la categoria) e trascinano il Livorno ad una storica promozione in Serie A dopo 55 anni. Protti ha realizzato il sogno di un’intera città. Tutti i livornesi si riversano nelle strade per festeggiare l’evento.
Igor, nonostante i 37 anni, è ancora un attaccante formidabile. Il richiamo delle Serie A, persa 5 anni prima, lo spinge a disputare un ultimo campionato con la maglia amaranto. Quella che a 18 lo ha svezzato, lo ha fatto crescere e maturare e pochi anni fa gli ha restituito il sorriso e la voglia di correre dietro al pallone. Il Livorno centra una tranquilla salvezza e Protti segna 6 gol. A fine stagione è arrivata l’ora per il Principe Igor di ritirarsi. La società labronica lo omaggia ritirando la sua maglia: la numero 10. La città piange l’addio del suo Capitano ma Igor è felice. A 32 anni ha rinunciato alla serie A per giocare col Livorno in C. In 6 stagioni trascina gli amaranto dalla C alla A segnando caterve di gol. Nessuno come lui è mai stato amato incondizionatamente dal focoso pubblico labronico. Igor Protti è un personaggio che appartiene ad un calcio che non c’è più. Un calcio più autentico. Fatto di uomini, di sentimenti, di sudore, di fatica e di storie di provincia come quella di Igor Protti da Rimini divenuto il Principe di Livorno.